Tecniche cromatografiche per la produzione di farmaci
di: Lia
Parole: 560 | Visite totali: 163
La cromatografia è una tecnica separativa che si usa da anni nel
settore della ricerca e che ha fato il salto nei contesti industriali
diventando una delle metodologie più utilizzate per la separazione e
identificazione di componenti chimici in miscele e sostanze combinate.
La disgiunzione dei componenti avviene nel momento di trasformazione
a fasi diverse, quando questi si ripartono in funzione della loro
affinità con ogni fase.La fase stazionaria ha di solito la forma di
materia solida o gel, mentre la fase mobile, quella che si porta
indietro i componenti affini, è liquida o gasosa.
La tecnica cromatografica ha quindi delle applicazioni importanti
nelle industrie che manovrano composizioni chimiche come l’industria
petrochimica, ma è nell’industria farmaceutica dove le proteine che
riempiono strumenti medicali
fanno la differenza, permettendo la produzione di anticorpi contro
cellule batteriche vive o morte e contro tossine e enzimi dannosi per la
salute.
Due dei metodi cromatografici più importanti sono la
gascromatografia e la cromatografia liquida, che può essere al alta
prestazione (HPLC) o classica.
La separazione per gascromatografia si realizza in recipienti chiamati colonne gc.
All’interno di questi tubi, la divisione avviene tra la fase
stazionaria, solida o liquida supportata su solido e una fase mobile a
gas. Considerato che i componenti devono poter passare a stato gas in un
intervallo di temperature raggiungibile nei lavoratori, non tutte le
sostanze possono essere separate in questo modo, già che alcune
richiedono temperature molto alte alle quali i forni a disposizione non
possono arrivare.
Nel caso della cromatografia liquida, la fase mobile non è gasosa ma
liquida. L’HPLC (high performance liquid cromatography) è una variante
della cromatografia liquida che attraverso pressioni elevate dell’ordine
di centinaia di atmosfere riesce a dividere soluzioni di numerose
tipologie diverse in tempi molto veloci (anche pochi minuti) e con
risultati altamente efficienti che richiedono meno depurazioni ulteriori
mediante filtri per siringa e purificatori. Di conseguenza, è una delle tecniche più estese tra le industrie.
Nella specifica circostanza della lavorazione di anticorpi, la
purificazione della sostanza anticorpale avviene dopo che la proteina in
oggetto è stata iniettata sul soggetto test (di solito un coniglio) e
il suo sangue è stato raccolto ed è passato il filtro della
precipitazione in Solfato d’ammonio.
L’applicazione farmaceutica inversa consiste nell’identificazione di
proteine specifiche all’interno di anticorpi per la creazione di
medicinali. Gli anticorpi sono infatti il miglior modo per identificare
le proteine grazie ai loro alti livelli di specificità e affinità. La
quantificazione delle proteine presenti si realizza attraverso un
rilevatore, di solito a fluorescenza, che analizza le uscite situandosi
alla fine della colonna. Il rilevatore a fluorescenza è più sensibile
del più esteso metodo ad assorbimento UV e quindi più usato nella
rilevazione di proteine, però riesce a lavorare solo con certi tipi di
sostanze per cui la scelta tra uno e l’altro dipenderà in molti casi del
solvente in analisi.
La cromatografia, per la sua efficacia e velocità, particolarmente
se combinata con altri strumenti e scoperta nel 1906, rimane uno degli
avanzamenti più pratici e più estesi nel mondo dell’investigazione e
della ricerca industriale.
Informazioni sull'Autore
Articolo a cura di Alba LPrima Posizione srl – primi nei motori
Fonte: Article-Marketing.it
Ripubblica questo articolo gratuitamente nel tuo sito
Clicca all'interno dell'area e copia il contenuto evidenziato. L'articolo è così pronto per essere ripubblicato dove vuoi.

Ricerca avanzata
Blog
EN
NAVIGAZIONE
AUTORI PIU' ATTIVI
INFORMAZIONI
ARTICLE MARKETING
CATEGORIE
PARTNER
ANNUNCI
UTENTI
Articolo in PDF
Anteprima di stampa