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Storia di Lodi

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di: lmalerba
Parole: 811 | Visite totali: 3231

Dal 1251 si susseguirono le signorie dei Vistarini, Torriani, Visconti, Fissiraga e Vignati (che unirono Lodi a Piacenza), finchè nel XV secolo Lodi venne assorbita dal Ducato di Milano, risentendo delle guerre con la vicina Repubblica di Venezia. In età rinascimentale vi si svolsero avvenimenti storici importanti: nel 1413 l'antipapa Giovanni e l'imperatore Sigismondo convocarono da qui il Concilio di Costanza, che risolse lo Scisma occidentale; il 9 aprile 1454, presso il castello di Porta Regale, sede locale della corte di Francesco Sforza, gli Stati regionali italiani firmarono la Pace di Lodi, che garantì quarant'anni di stabilità politica. Nelle età successive Lodi fu sotto il dominio spagnolo, austriaco e francese. Proprio nella celebre battaglia del ponte di Lodi, il 10 maggio 1796, Napoleone sconfisse il maresciallo austriaco Beaulieu, aprendosi la strada per la conquista di Milano. Lodi é anche patria di alcuni personaggi illustri, tra cui l'umanista Maffeo Vegio, il teorico musicale Franchino Gaffurio, i Piazza, dinastia di pittori del Cinquecento, il poeta e commediografo dialettale, autore della "Sposa Francesca", Francesco De Lemene, il microbiologo Agostino Bassi, la poetessa Ada Negri.

La Pace di Lodi

Il 9 aprile 1454 veniva firmata la pace fra il Ducato di Milano e la Repubblica Veneta, ponendo così fine agli anni di guerre che avevano sconvolto l'Italia. Aveva così inizio un lungo periodo di pace: il Rinascimento. Pochi sanno come e perchè la città di Lodi venne scelta a sede delle trattative e del patto finale sostituendosi ad altre città più grandi e legando così il suo nome al grande fatto storico. La discrezione e la segretezza che circondarono le difficili trattative fra Milano e Venezia e gli altri Stati comprimari, permisero di portare a felice compimento i lavori preparatori a Lodi, città che per la sua posizione geografica più si addiceva: qui vennero sottoscritte le clausole del trattato. Artefice di questo non facile compromesso fu frate Simone da Camerino, in quel tempo priore del convento di San Domenico in Lodi. Un diplomatico discreto quanto valido, che seppe smussare le eccessive pretese dello Sforza, l'ambagia della Serenissima e i giochi interessati dei vari Signori del tempo. Un lavorio, delicato, durato diversi anni, che raggiunse finalmente l'obiettivo tanto atteso dalla gente stanca di guerre e di morti per un castello in più o per il diritto ad un ponte su un fiume. Così ai primi di aprile del 1454 a Lodi arrivarono i commissari Angelo Simonetta, Andrea da Birago, Guarnieri di Castiglione da parte degli Sforza e l'oratore veneziano Paolo Barbo con il fiorentino Dietisalvi Nerone per la Repubblica Veneta. Arbitro, fra' Simone da Camerino. L'atto di pace venne perfezionato la sera dell'8 aprile e stipulato il giorno 9 mentre si convenne che la proclamazione della pace avvenisse il giorno 14 aprile, domenica degli Ulivi. La notizia della pace si diffuse in un baleno per l'Italia. Tutte le potenze italiane, più o meno di buon grado, aderirono alla pace ed a renderla più duratura il 30 agosto dello stesso anno, si veniva alla firma di un trattato per una Lega generale italiana che assicurò all'Italia intera lunghi anni di operosità e di pace.

Federico Barbarossa riedifica Lodi

L'antica Laus era stata rasa al suolo tre mesi prima dai Milanesi: Federico Barbarossa, tornato in Italia ad agosto, accoglie i profughi Lodigiani che gli chiedono di avere il Colle Eghezzone per ricostruire la nuova Lodi. Il colle, pomposamente chiamato monte, era una montagnola circondata dall'Adda, da boschi e paludi ove, già nel 1111, anno della prima distruzione di Laus, alcuni lodigiani si erano rifugiati. Lasciamo allo storico Ottone Morena, testimone del fatto, la cronaca di quel memorabile avvenimento. "Il domani, che fu domenica, giorno 3 di agosto, festa di san Gaudenzio e dell'invenzione di San Stefano protomartire, del 1158, ascese Federico imperatore il suo cavallo, e con molti dei suoi principi e coi militi e soldati lodigiani, andarono al monte Guzzone. Ora trovandosi sul monte e guardando torno a torno la terra, ecco un divino prodigio. Essendo il cielo perfettamente sereno, cadde improvviso un acquazzone ciò che fu tenuto per buon augurio. Cessata la pioggia, l'imperatore con un suo stendardo investì i Lodigiani della proprietà del luogo, ove ora è fabbricata la nuova città, nella rappresentanza dei consoli lodigiani Cosimo Morena, Archembaldo Sommariva, Loterio degli Aboni, e degli altri loro soci, che allora tenevano il governo di quella terra. E furono così costituiti i confini di essa città: dalla costa di san Vincenzo all'Adda sin dove fu incominciata la fossa sopra la palude, e da essa palude lungo tutto il fossato sino all'altra palude verso Selva Greca, sulla costa della medesima palude e sempre seguendo il corso della fossa sino al fiume Adda verso mattino. Ciò fatto l'imperatore ed i Lodigiani ritornarono negli accampamenti . E Lodi incominciò la sua nuova vita per la tenacia dei suoi abitanti e la ampia protezione ed aiuto del Barbarossa".

Informazioni sull'Autore

Lara Malerba si occupa di contenuti per ZeroDelta, nel tempo libero si diletta con il suo blog

Fonte: Article-Marketing.it

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